Autore: Nicholas Fabris

  • Quando l’amico di Israele predica bene ma razzola male

    Quando l’amico di Israele predica bene ma razzola male

    Nei giorni successivi al 7 ottobre 2023, il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres si è affrettato a sottolineare come gli attacchi terroristici condotti da migliaia di miliziani provenienti dalla Striscia di Gaza — che si sono scagliati contro gli abitanti dei kibbutz israeliani confinanti con l’enclave e i partecipanti del Nova Festival, perpetrando violenze di ogni tipo (di cui sono stati vittime anche i cadaveri); le immagini dei corpi carbonizzati hanno fatto il giro del mondo; in quel giorno non solo sono state uccise più di milleduecento persone, ma sono stati anche rapiti 251 ostaggi (e alcuni dei loro corpi non sono ancora stati restituiti, perché dispersi, sembra, nella devastazione di Gaza) — «non siano accaduti dal nulla».

    In seguito a queste parole non sono mancate le — giustissime — risposte di condanna da parte di chiunque abbia un minimo di buonsenso. In seguito a queste sue parole, ad António Manuel alcuni hanno anche chiesto di dimettersi.

    Oltre a Guterres sono stati tanti quelli che hanno parlato, prima e dopo di lui, di “contestualizzare” il 7 ottobre; finendo talvolta per giustificare, de facto, ciò che è avvenuto quel giorno.

    Più in generale si potrebbe parlare per ore del doppio standard applicato verso Israele dai suoi nemici. Un doppio standard che rende ogni cosa fatta dallo stato ebraico sbagliata a prescindere, ed ogni cosa fatta da un qualsiasi gruppo di terroristi — omofobi, misogeni, antisemiti e chi più ne ha più ne metta — da verificare, o più in generale, appunto, “da contestualizzare”.

    Finito questo necessario preambolo, arriviamo dunque a quella che è la questione che in questo articolo voglio affrontare.

    Giovedì 13 novembre, un gruppo di estremisti israeliani ha vandalizzato e appiccato il fuoco ad una moschea nella località di Deir Istiya, nell’area di Giudea e Samaria (la volgarmente detta Cisgiordania). Due giorni prima, martedì, dozzine di altri hanno attaccato una zona industriale, successivamente scontrandosi addirittura con soldati delle IDF.

    Le reazioni di condanna sono state più forti del solito, anche all’interno della stessa élite — anche militare — israeliana. Gli Stati Uniti, tramite il segretario di stato Marco Rubio, hanno espresso preoccupazioni riguardo al fatto che la violenza dei coloni potrebbe complicare il già fragile cessate il fuoco a Gaza.

    Immagine satellitare di Deir Istiya — Google Earth

    In un articolo pubblicato ieri (14/11/25) sul Riformista, l’avvocato Iuri Maria Prado compie lo stesso — disgustoso — errore che egli stesso imputa in molte occasioni a chi critica Israele per ogni sua azione.

    Nel suo articolo, Prado dice che gli attacchi di cui sopra «non sono imprevedibili turbative che alterano una condizione di sicurezza accettabile: sono conati di incendio in un territorio sociale infiammabilissimo». Insomma, come potremmo dirla in un altro modo… “non sono capitate dal nulla”.

    L’articolo, pur condannando le “intollerabili” aggressioni, dice che, però, queste «rappresentano il dato più appariscente, ma in realtà meno grave» di quello che è il contesto generale. Insomma, un po’ come gli atti terroristici che secondo i pro-Pal andrebbero “contestualizzati”.

    Perché bisogna sempre utilizzare lo schema del “sì, ma”, “sì, però”, senza mai essere in grado di dire “sì.”?

    Ammesso e non concesso che quello delle violenze perpetrate da alcuni israeliani a danno delle comunità palestinesi sia considerabile come un problema secondario (perché è questo che l’articolo fa intendere), possiamo noi affermare che in uno stato democratico, ispirato ai valori occidentali — primo fra tutti lo stato di diritto — queste azioni vanno condannate “punto”?

    Perché Prado, dopo aver definito come intollerabili le «sconsiderate aggressioni» dei c.d. coloni e aver detto che queste vanno «impedite e represse», sente il bisogno di affermare i soliti “sì, però”, “sì, ma”, “in realtà”?

    Qual è la differenza tra il bisogno di Prado di contestualizzare questi attacchi — rispetto ad un «territorio sociale infiammabilissimo» e ad una certa componente palestinese che «continua a concepire il proprio diritto di autodeterminazione come diritto di contestare e mettere in pericolo l’esistenza del dirimpettaio» — e il bisogno speculare di coloro che “contestualizzano” gli attacchi terroristici condotti contro lo Stato di Israele?

    L’articolo continua dicendo che affinché Israele venga convinta «a mollare la presa», bisogna dimostrarle che il ritiro israeliano da quei territori non sia ciò che permetterebbe una «altra Gaza» in Cisgiordania. Questa però è, a mio parere, un’altra questione, che è da affrontare in un tavolo negoziale e che riguarda il chi deve avere sovranità e dove. Quello che deve fare una liberaldemocrazia Occidentale — quale lo Stato Ebraico è — in questa situazione, però, prescinde da chiunque ci sia dall’altra parte: chi si macchia di questi crimini, infangando il nome dell’Occidente e dei suoi valori deve essere, da chi quei valori difende, preso e processato (seguendo tutte le garanzie del caso).

    Chi condanna l’incoerenza solo quando gli conviene, per difendere qualcuno ad ogni costo, non è un amico: è un tifoso. E la democrazia non ha bisogno di tifosi. Ha bisogno di saper riconoscere e reprimere la violenza criminale.
    Se l’Occidente vuole mantenere la propria credibilità, non può permettersi doppi standard. Nemmeno quando riguardano chi gli è più vicino.

  • Smartphone nuovi ogni anno. Che senso ha??

    Smartphone nuovi ogni anno. Che senso ha??

    Nothing il primo luglio ha presentato il suo nuovo smartphone di punta: il Nothing Phone (3). Come al solito il focus è sul design, ma questa volta la ‘ciccia’ è molta di più: buon processore, buon comparto fotografico e un utilizzo dell’AI che si distingue da una concorrenza che ‘appiccica’ sempre più a sproposito quel termine – anche dove non c’è nulla di intelligente.

    La giovane azienda londinese sta lavorando in modo eccellente: a marzo ha presentato il Phone (3a), dichiarandosi un’azienda “adulta”. Ora vuole dimostralo anche sul mercato di fascia alta.

    Il focus di questo articolo però vuole essere un’altro. In un mondo dove ogni anno assistiamo al lancio di nuovi smartphone – spesso con miglioramenti minimi rispetto ai modelli precedenti – l’azienda guidata dal fondatore di OnePlus ha scelto un’altra strada: il Nothing Phone (3) arriva a due anni dal precedente.

    Il mercato degli smartphone – come quello dei tablet o dei PC – si può ormai considerare assolutamente maturo. L’innovazione c’è, ma non giustifica un nuovo rilascio ogni dodici mesi.

    Gli smartphone di oggi durano. E a distanza di uno o due anni – o a volte anche tre – possono essere ancora acquistati e considerati attuali. Non è un caso infatti che le aziende stanno iniziando ad allungare in modo significativo il supporto software. Google è stata la prima, con i Pixel 8 a cui sono garantiti 7 anni di aggiornamenti di Android e 7 anni di aggiornamenti di sicurezza. Samsung l’ha seguita a ruota con gli S25 e ora anche Nothing che promette di garantire 5 anni di aggiornamenti software e 7 per quanto riguarda gli aggiornamenti di sicurezza.

    Source: @madebygoogle in X

    Il tema degli aggiornamenti non si limita al dato in sé. Google, con i suoi Pixel, ha saputo dimostrare negli ultimi anni che il software può far – anziché peggiorare – migliorare gli smartphone nel tempo. Con la sua attenzione a questo tema big G è stata in grado di vendere alle persone dei dispositivi che, grazie all’arrivo di nuove funzionalità e quant’altro, miglioravano nel tempo. E le persone si trovavano dopo un anno con un telefono migliore di quello che avevano acquistato.

    Il cliente è quindi soddisfatto. Se invece egli compra un dato telefono e dopo pochi mesi esce già la nuova versione sente di avere in mano un apparecchio vecchio ed è deluso.

    Tornando a Nothing: per gli stessi fan dell’azienda è stato strano vedere il Phone (3) a due anni dal precedente. E il CEO risponde così:

    There’s no set rule like you have to release a flagship phone every ‘x’ amount of months or years. Why can’t you make a flagship phone every five years or three years or six months? Where’s the rule that says what you can do and cannot do?

    E spiega poi il fatto che ormai il margine di miglioramento è sempre minore:

    There’s not much you can do anymore, the smartphone is so mature as a product category. If we had a new flagship every year I don’t really know what we would do… like a little bit faster processor every year?

    Alla domanda “c’è un po’ di forza nell’aspettare un po’ e poi il tipo di aggiornamenti sembreranno più consistenti?” Carl Pei spiega come loro stessi hanno imparato quando hanno rilasciato il Phone 2 dopo solo un anno dalla prima generazione:

    We said the industry was boring, and one part of it being boring is like everything looks the same. So then you go and release something that looks pretty much the same? […] It’s actually quite nice, you know, having that breathing space to kind of not be ‘on the hamster wheel’ to deliver something all the time.

    Effettivamente il fatto che le aziende si ‘prendano il proprio tempo’ per sviluppare le nuove generazioni di smartphone può essere un pretesto per dare maggiore importanza al design cosicché le persone possano essere anche più interessate a comprare un determinato dispositivo, soprattutto per i più giovani. Insomma, uno smartphone che percepisci ti possa rappresentare diventerebbe una mossa di marketing non da poco.

    C’è però da considerare un’altra questione. Rallentando i rilasci, le aziende potrebbero trovarsi con il loro ultimo flagship già vecchio di un anno e mezzo o due, e quindi a non essere competitive sul mercato. La soluzione a questo problema è già nel fatto che oggigiorno gli smartphone ‘vecchi’ di un paio d’anni sono considerabili ancora, appunto, attuali.

    Riguardo a Nothing e a questa intuizione è tutto ancora da determinare. Potrebbe esserci un cambio di rotta e potremmo ritrovarci fra un anno con l’annuncio della quarta generazione del top di gamma della casa londinese.

    Una cosa è certa: questa piccola – per ora – startup Europea sta lavorando bene. Essa ha dimostrato, attraverso la nuova funzione ‘Essencial space’ di saper proporre delle ottime implementazioni delle tecnologie AI e sta dimostrando di sapersi muovere in modo eccellente nella fascia media. Il futuro promette bene. Si vedrà.

  • “Mi hanno picchiato. Mi hanno rotto le costole. Non mi importava. Volevo solo un pezzo di pane.”

    Il seguente è il discorso, la testimonianza rilasciata all’ONU da Eli Sharabi, ostaggio israeliano rilasciato l’8 Febbraio 2025, 491 giorni dopo il suo rapimento in quel sabato 7 di Ottobre che non scorderà mai.


    Mi chiamo Eli Sharabi. Ho 53 anni. Sono tornato dall’inferno. Sono tornato per raccontare la mia storia.

    Vivevo nel kibbutz Be’eri con mia moglie Leanne, nata in Gran Bretagna, e le mie figlie Noya e Yahel. Era una comunità bellissima. Eravamo tutti appassionati nel creare la vita migliore per i nostri figli e per i nostri vicini. A 16 anni, ho lasciato Tel Aviv per Be’eri, cercando una casa tranquilla lontano dalla città di cemento. Ho trovato una comunità amorevole e ho capito che avrei cresciuto lì la mia famiglia. Molti si chiedevano perché vivessimo vicino a Gaza, ma per me Be’eri era il paradiso.

    Leanne veniva da Bristol, nel Regno Unito, come volontaria. Doveva restare solo pochi mesi, ma mi ha incontrato e ci siamo innamorati. Siamo stati sposati per 23 anni e abbiamo avuto due meravigliose figlie e un cane, Mocha.

    Il 7 ottobre, il mio paradiso si è trasformato in inferno. Le sirene hanno iniziato a suonare. I terroristi di Hamas hanno invaso, e sono stato strappato via dalla mia famiglia, per non vederla mai più. Per 491 giorni, sono stato tenuto per lo più sottoterra nei tunnel del terrore di Hamas, incatenato, affamato, picchiato e umiliato. Sono stato tenuto prigioniero nell’oscurità, isolato dal mondo, dai terroristi di Hamas.

    Si compiacevano della nostra sofferenza. Sono sopravvissuto con avanzi di cibo, senza cure mediche e senza pietà. Quando sono stato rilasciato, pesavo solo 44 chili. Avevo perso più di 30 chili, quasi la metà del mio peso corporeo. Per 491 giorni, mi sono aggrappato alla speranza. Immaginavo la vita che avremmo ricostruito. Sognavo di rivedere la mia famiglia. Solo quando sono tornato a casa, ho appreso la verità. Mia moglie e le mie figlie erano state assassinate dai terroristi di Hamas, il 7 ottobre.

    Sono qui oggi, a meno di sei settimane dal mio rilascio, per parlare a nome di coloro che sono ancora intrappolati in quell’incubo. Per mio fratello Yosi, assassinato durante la prigionia di Hamas, il cui corpo è ancora tenuto in ostaggio. Per Alon Ohel, ancora 50 metri sottoterra: gli ho giurato che avrei raccontato la sua storia. Per Hori, Edin, Carmel, Al Morgan e Alexander, assassinati a sangue freddo dai loro carcerieri. Per ogni ostaggio ancora nelle mani di Hamas, sono qui per dirvi tutta la verità.

    La mattina del 7 ottobre alle 6:29, gli allarmi rossi hanno iniziato ad arrivare sul telefono di Leanne. Le ho detto di non preoccuparsi. “Finirà presto”, ho detto. Pochi minuti dopo, abbiamo sentito che i terroristi si stavano infiltrando nella nostra comunità. Erano all’interno del kibbutz. Di nuovo, l’ho rassicurata: “L’esercito arriverà. Arrivano sempre”. Abbiamo sentito spari, urla, esplosioni, e poi abbiamo sentito un terrorista alla nostra porta. Non avevamo armi, nessun modo per difenderci. Io e Leanne abbiamo deciso che non avremmo opposto resistenza. Speravamo di poter salvare nostra figlia. La porta si è aperta. Il nostro cane ha abbaiato. Il terrorista ha aperto il fuoco. Io e Leanne ci siamo gettati sulle nostre figlie, urlando al terrorista di fermarsi.

    Improvvisamente, 10 terroristi erano dentro casa mia. Hanno preso i nostri telefoni. Due di loro mi hanno afferrato. Hanno portato mia moglie e le mie figlie in cucina. Non potevo più vederle. Non sapevo cosa stesse succedendo loro. Urlavo i loro nomi e loro urlavano il mio. Ho detto a Leanne di non aver paura, ma questa era una paura che andava oltre qualsiasi cosa avessi mai provato. Poi ho capito che mi stavano portando via. Mentre mi trascinavano fuori, ho gridato alle mie ragazze: “Tornerò”. Dovevo crederci. Ma quella è stata l’ultima volta che le ho viste. Non sapevo che avrei dovuto dire loro addio per sempre.

    Fuori era come una zona di guerra. La mia casa pacifica, il mio angolo di paradiso, non c’era più. Ho visto oltre 100 terroristi filmarsi mentre festeggiavano, ridevano e facevano festa nei nostri giardini mentre massacravano i miei amici e vicini. Mi hanno trascinato fuori. Mi hanno trascinato alla porta del confine, picchiandomi per tutto il tragitto. Avevo il viso gonfio e le costole contuse.

    Quando siamo arrivati a Gaza, una folla di civili ha cercato di linciarmi. Mi hanno tirato fuori dall’auto, ma i terroristi mi hanno portato di corsa in una moschea. Ero il loro trofeo. Ho pensato a Leanne, Noa e Yahel. Erano ancora vive? Per i primi 52 giorni, sono stato tenuto in un appartamento. Ero legato con delle corde. Le mie braccia e le mie gambe erano legate così strette che le corde mi hanno lacerato la carne. Non mi hanno dato quasi cibo, né acqua, e non riuscivo a dormire. Il dolore era insopportabile. A volte svenivo per il dolore, solo per risvegliarmi con quel dolore, ancora e ancora.

    Poi, il 27 novembre 2023, Hamas mi ha portato in un tunnel a 50 metri di profondità. Di nuovo, le catene erano così strette che mi hanno lacerato la pelle. Non le hanno mai tolte, nemmeno per un momento. Quelle catene mi hanno lacerato fino al giorno in cui sono stato rilasciato. Ogni passo che facevo non superava i 10 cm. Ogni camminata verso il bagno durava un’eternità. Non posso nemmeno iniziare a descrivere l’agonia. Era un inferno.

    Mi davano un pezzo di pita al giorno, forse un sorso di tè. La fame consumava tutto. Mi hanno picchiato. Mi hanno rotto le costole. Non mi importava. Volevo solo un pezzo di pane. Non c’era mai abbastanza cibo. A volte, se imploravamo abbastanza, ottenevamo qualcosa in più. Dovevamo scegliere un pezzo di pita in più o una tazza di tè. A volte ci lanciavano datteri secchi e sembrava il regalo più grande del mondo. Dovevamo implorare per il cibo, implorare per usare il bagno. Implorare era la nostra esistenza. Facevamo strategie su ogni pasto. Un giorno, mi sono tagliato con un rasoio solo per far loro credere che fossi ferito. Sono svenuto mentre andavo in bagno, così avrebbero pensato che fossi troppo debole e li avrebbero incoraggiati a darci più cibo. Ha funzionato. Ci hanno dato più cibo. Siamo sopravvissuti grazie a quelle piccole vittorie.

    Sapete cosa significa aprire un frigorifero? È tutto. Essere in grado di allungare la mano e prendere un frutto, un uovo, un pezzo di pane. Ho sognato questo semplice gesto ogni giorno. Per mesi abbiamo vissuto così. Ho smesso di contare i giorni. Vivendo come ostaggio, non sai come inizierà la giornata né come finirà. Se vivrai o morirai. In qualsiasi momento potrebbero picchiarti. In qualsiasi momento potrebbero ucciderti. Ti svegli ogni giorno e non sai quando potrai mangiare. Potrebbero essere le 12:00, le 17:00, le 23:00. Questo sarebbe l’unico pasto che avremmo. Speri e preghi che non ci siano sorprese con i personaggi. Pensi a quanto disperatamente desideri fare una doccia. Avevamo a disposizione solo un bagno al mese con mezzo secchio di acqua fredda. Dentifricio, carta igienica, dimenticateli. Il terrore psicologico era costante. Ogni giorno ci dicevano: “Il mondo vi ha abbandonato. Nessuno verrà”.

    Quando ho incontrato Alon Ohel, che ora ha 24 anni, avevamo già sopportato una terribile prigionia. Facevamo affidamento l’uno sull’altro per sopravvivere. Alon è un pianista di grande talento e ricordo come fingeva di suonare il pianoforte sul suo corpo per mantenere la sua sanità mentale. Non ha più quell’aspetto. Un giorno un terrorista ha sfogato la sua rabbia su di me. Ha fatto irruzione e mi ha picchiato così forte da rompermi le costole. Non sono riuscito a respirare correttamente per un mese. Alon ha cercato di proteggermi con il suo stesso corpo. Non potete immaginare quanto mi sia sentito fortunato quando Alon mi ha detto che aveva conservato una pillola antidolorifica. Me l’ha data per superare la notte. Alon ha ancora una scheggia nell’occhio destro dal giorno in cui è stato rapito. Non ha mai ricevuto cure mediche. Non ha mai visto la Croce Rossa. Ancora oggi è cieco da quell’occhio. Quando sono stato rilasciato, mi ha afferrato, terrorizzato di essere lasciato indietro. Mi ha detto che era felice per me. Gli ho promesso che era solo questione di giorni prima che anche lui tornasse a casa. Mi sbagliavo.

    Poco prima del mio rilascio, Hamas ha goduto nel mostrarmi una foto di mio fratello Yosi. Questo è il mio fratello maggiore: marito di Nira, padre di Yuval, Ophir e Oren. Mi hanno detto che era morto. È stato come se mi avessero dato una martellata in testa. Mi sono rifiutato di crederci. Mio fratello Yosi era tutto cuore. Quelli che erano con lui in prigionia mi hanno detto che dava il suo cibo agli altri.

    L’8 febbraio 2025 sono stato rilasciato. Pesavo 44 kg. Questo è meno del peso corporeo della mia figlia più giovane, Yahel. Che la sua memoria sia di benedizione. Ero un guscio del vecchio me. Lo sono ancora. Non riuscivo a credere al mio aspetto. Ho partecipato a quella squallida cerimonia di Hamas circondato da terroristi e dalla folla di cosiddetti civili non coinvolti, sperando che mia moglie e le mie figlie mi stessero aspettando. Al momento del passaggio di consegne, ho incontrato un rappresentante della Croce Rossa. Mi ha detto: “Non preoccuparti. Ora sei al sicuro”.

    Al sicuro? Come potevano sentirsi al sicuro circondati da mostri terroristi? Dov’era stata la Croce Rossa negli ultimi 491 giorni?

    Poi sono arrivato a casa. Mi hanno detto che mia madre e mia sorella mi stavano aspettando. Ho detto: “Portatemi mia moglie e le mie figlie”. Ed è stato allora che ho saputo che non c’erano più. Erano state assassinate.

    Sono qui oggi perché sono sopravvissuto e ho prevalso. Ma non è abbastanza. Non quando Alon Ohel è ancora lì. Non quando 59 ostaggi sono ancora lì. In questo momento, Alon è intrappolato sottoterra, solo, circondato da terroristi che lo tormentano. Non sa se rivedrà mai sua madre, suo padre, tutta la sua amata famiglia. Non lo lascerò indietro. Non lascerò indietro nessuno. Il loro tempo è quasi scaduto.

    Sono qui davanti a voi ora per rendere la mia testimonianza e per chiedere: dov’erano le Nazioni Unite? Dov’era la Croce Rossa? Dov’era il mondo? So che avete discusso molto spesso della situazione umanitaria a Gaza, ma lasciate che vi dica, come testimone oculare, ho visto cosa è successo a quegli aiuti. Hamas li ha rubati. Ho visto terroristi di Hamas trasportare nel tunnel scatole con gli emblemi dell’ONU e dell’UNRWA. Decine e decine di scatole pagate dai vostri governi che nutrivano i terroristi che mi hanno torturato e assassinato la mia famiglia. Loro facevano molti pasti al giorno con gli aiuti delle Nazioni Unite davanti a noi e noi non ne abbiamo mai ricevuto nulla. Quando parlate di aiuti umanitari, ricordate questo. Hamas mangia come un re mentre gli ostaggi muoiono di fame. Hamas ruba ai civili. Hamas impedisce agli aiuti di raggiungere coloro che ne hanno veramente bisogno.

    Quattrocentonovantuno giorni. Questo è il tempo in cui ho patito la fame. Il tempo in cui sono stato incatenato. Il tempo in cui ho implorato umanità. E in tutto questo tempo, nessuno è venuto e nessuno a Gaza mi ha aiutato. Nessuno. I civili a Gaza ci hanno visto soffrire. Hanno acclamato i nostri rapitori. Erano decisamente coinvolti.

    Sono stato liberato meno di sei settimane fa. Ho incontrato il Presidente Trump alla Casa Bianca e l’ho ringraziato per aver ottenuto il mio rilascio e quello di molti altri. Apprezzo i suoi sforzi per liberare coloro che sono ancora tenuti in ostaggio da Hamas. Gli ho detto: “Riportateli tutti a casa”. Ho incontrato il Primo Ministro Starmer al numero 10 di Downing Street. Gli ho detto: “Riportateli tutti a casa”. Ora, sono qui davanti a voi alle Nazioni Unite per dire: “Riportateli tutti a casa”. Basta scuse. Basta ritardi. Se siete dalla parte dell’umanità, dimostratelo. Riportateli a casa.

    Mi chiamo Eli Sharabi. Non sono un diplomatico. Sono un sopravvissuto. Riportateli tutti a casa. Ora.

    Grazie.


    Qui sotto potete trovare il video integrale del discorso.

  • nikradar #006 — 08/02/25

    In questa nuova selezione di NIKradar parliamo del futuro della difesa europea, del ruolo di Tehran nell’incontro tra Trump e Bibi, di quello che è (per ora) il miglior tool AI, e tanto altro.


    Bill Gates condivide i suoi pensieri sulla reazione negativa al vaccino, sui guai di Intel e sulla battaglia antitrust di Google, un’intervista dell’Associated Press al noto filantropo americano in cui parla, tra le altre cose, di Google, ma soprattutto della crisi di Intel. “Sono sbalordito”, dice, “che Intel abbia sostanzialmente perso la strada”, quando invece il co-fondatore di Intel, “Gordon Moore, ha sempre mantenuto Intel allo stato dell’arte”.


    Urso: ‘L’Italia è la nuova calamita d’Europa, l’agenda Meloni si impone. Rivedremo tutto il green deal’, un’intervista di Aldo Torchiaro per Il Riformista al ministro delle Imprese e del Made in Italy. L’intervista è stata pubblicata nel nuovo inserto settimanale chiamato “L’€conomista“.


    Il ministro degli Esteri francese Barrot: ‘Per Gaza no a spostamenti forzati’. Oggi proponiamo un bel po’ di interviste perché anche questa è un’itervista, questa volta al ministro degli esteri francese a Repubblica. Si parla di Gaza, di Ucraina, ma anche Musk, Trump ed AI.


    Un’altra intervista, questa è a Luigi Marattin, parlamentare del gruppo misto – Orizzonti Liberali, in cui spiega i prossimi passi e la visione che ha la sua associazione, insieme, per il momento, a NOS, Liberal Forum e LibDem Europei, per creare un soggetto politico unitario nel centro dello spettro politico italiano che possa ottenere un buon risultato alle elezioni politiche del ’27.


    In una selezione precedente avevamo parlato di Groenlandia. Recentemente è il premier tedesco ha detto qualche parola in merito.


    Ed anche oggi, se siete arrivati fino a qui, Grazie!

  • nikradar #005 — 05/02/25

    In questa nuova selezione di NIKradar parliamo del futuro della difesa europea, del ruolo di Tehran nell’incontro tra Trump e Bibi, di quello che è (per ora) il miglior tool AI, e tanto altro.


    La difesa dei 27 (+1)

    Con l’appoggio di Trump incerto, l’Europa si affanna a rafforzare le proprie difese, un articolo scritto da Jeanna Smialek e Steven Erlanger per il NYT prima dell’incontro che c’è stato lunedì tra i vertici dei 27 paesi dell’UE e Kier Starmer, primo ministro del UK, per discutere di come finanziare il futuro della difesa europea. Inoltre è stata inviata una lettera in merito a Donald Tusk (Premier Polacco), António Costa (PdC Europeo) e Nadia Calviño (presidente BEI) da parte dei vertici di 19 paesi europei. La trovate QUI.

    Inoltre vi segnalo QUESTA interessante rassegna stampa sull’argomento (solo fino al paragrafo “Urgente ma lenta”).


    OpenAI colpisce ancora

    L’azienda di Sam Altman ha rilasciato martedì Deep Research, un nuovo tool all’interno del noto chatbot per fare autaticamente ricerche molto, molto approfondite (ci può mettere anche 20/30 minuti) ragionando (infatti usa il nuovo modello o3-mini) sulle decine di contenuti (anche paper scientifici) che trova sul web. Tutti concordano sul fatto che non si è mai visto niente di simile.

    Il primo post è una testimonianza ci come questo tool è riuscito a dare consigli ad una persona affetta da cancro. Consigli che neanche i medici erano in grado di darle.

    Questo prodotto (che diventerà certamente migliore nel tempo – Google aveva già una cosa simile ma non ha questo livello di approfondimento) mi fa sempre più pensare una cosa: Questo è l’anno dell’AGI. Avevo parlato anche questo QUI.


    Questa settimana Donald Trump ha incontrato Benjamin Netanyahu. Hanno parlato, tra le altre cose, di Iran. Iran e la minaccia nucleare. Vi lascio qui sotto un interessantissimo contenuto sull’argomento (mi scuso per tutti questi superlativi, ma questa settimana stanno succedendo cose veramente importanti, significative per capire come si muoverà il mondo nei prossimi mesi ma anche anni).


    Un video di Luca Romano, l’avvocato dell’atomo, in cui spiega perché non ha più senso oggi, né in termini economici né in termini di vite umane, cercare di fare centrali nucleari più sicure.


    Come ultimo contenuto di questa selezione vorrei proporre, se siete interessati, la lettera scritta da Lisa Noja, parlamentare di Italia Viva, al direttore del foglio. Parla di come secondo il neo-presidente USA, parafrasa la mittente della lettera, nell’incidente dell’aereo a Philadelphia la settimana scorsa “la colpa del disastro sarebbe ricollegabile alle persone con disabilità, assunte in quanto appartenenti a categorie “protette”, senza avere i requisiti necessari”. E questo, scrive il Noja, è stato il punto di partenza dell’idea “che le vite delle persone con disabilità costituissero non solo un peso di sofferenza per se stesse e per i propri famigliari, ma anche un costo economico e sociale”.


    Ed anche oggi, se siete arrivati fino a qui, Grazie!

  • nikradar #004 — 01/02/25

    In questa nuova selezione di NIKradar partiamo un’altra volta dal primo giorno della settimana: la giornata della memoria. Poi parliamo anche della sfida tra USA e Cina sull’AI, di come il centrodestra in Italia voglia mettere le mani sulla massima carica dello stato e tanto altro.


    Per non dimenticare 2025

    1945-2025: a 80 anni da Auschwitz-Birkenau. Quando l’uomo scoprì l’orrore per sé stesso, di Francesco provinciali sul Riformista, per ricordare sempre che l’olocausto non era solo nei campi.


    Il dramma dell’oblio della Shoah: perché non dobbiamo smettere di guardare. Questo articolo di Franco Vaccari su Avvenire è stato propostomi dal mio insegnante di italiano qualche giorno fa, io oggi lo propongo a voi. Una bellissima (se si può dire, purtroppo) lettura.


    DeepSeek (ancora) e la risposta di OpenAI

    Su DeepSeek e sui controlli delle esportazioni. Un articolo di Dario Amodei, co-fondatore e CEO di Anthropic, azienda proprietaria di Claude, il cui modello di punta è considerato uno dei migliori modelli non reasoning. Parla di DeepSeek e del ruolo che la sanzioni americane su chip (non) hanno avuto.


    Da giorni si stava aspettando la risposta delle aziende americane ai nuovi modelli del dragone e la prima a far parlare di sé è stata OpenAI, l’azienda di Sam Altman che nell’ultimo giorno di gennaio ha rilasciato o3-mini, in tre versioni: low, medium e high. È disponibile anche per gli utenti per il piano free. Vi consiglio questo post di Matt Shumer su X, che parla di quanto questo modello sia potente e un video di Raffaele Gaito sul suo canale YT in cui parla di come, a suo parere, si sta iniziando a parlare sempre meno di sicurezza.


    Come il mondo si sta riprendendo dal blocco degli aiuti imposto da Trump, un articolo di Sui-Lee Wee, Declan Walsh e Farnaz Fassihi sul NYT sulle conseguenze del congelamento degli aiuti umanitari verso l’estero da parte della nuova amministrazione Trump. Un piccolo estratto: “Dopo che i soldi americani sono stati congelati la scorsa settimana, […] 434 delle 634 mense dei volontari nella capitale (del Sudan, ndb) hanno chiuso”. Questo è uno degli articoli più interessanti che ho messo nel radar questa settimana.


    Ritorno del nucleare in Italia, a Palazzo Chigi il ddl che avvia la procedura, un articolo di Luca Fraioli su Repubblica sul ddl nucleare del governo. Vi propongo anche questa discussione di Ivan Grieco con Luca Romano, l’avvocato dell’atomo, sullo stesso decreto.


    E a proposito di governo. Il centrodestra inizia a pensare anche ad un’altra opportunità: eleggere il Capo dello Stato. Vi propongo quindi Il centrodestra studia il piano per il Quirinale. Al voto nel 2026?, un articolo di Luca Sablone sul Riformista su questo argomento.


    Ed anche oggi, se siete arrivati fino a qui, Grazie!

  • nikradar #003 — 29/01/25

    In questa nuova selezione di NIKradar partiamo da quello che è stato il tema del primo giorno di questa settimana: la giornata della memoria. Poi parliamo anche di Trump e l’immigrazione, scuola, il nuovo concorrente di Apple Vision Pro e tanto altro.

    È importante che sia chiaro che un contenuto per stare qua non deve necessariamente né trovare d’accordo me, né deve trovare d’accordo voi. L’importante è che dia degli spunti di riflessione che che ci permettano di vivere la settimana senza la certezza che domani la penseremo allo stesso modo.


    La memoria è un imperativo, un episodio del podcast ‘La vwersione di Ivan’, in cui Ivan Scalfarotto, senatore del gruppo Italia Viva – Il Centro – Renew Europe, racconta quel giorno in cui ha visitato, assieme ad altri parlamentari, il campo di Auschwitz-Birkenau. Fa poi una valutazione su quello che sta succedendo con il fenomeno per cui qualcuno ha nostalgia di quel periodo.

    Qui vi metto il collegamento al video su YT ma lo potete ascoltare su tutte le principali piattaforme. Consiglio l’ascolto di questo podcast. Esce un episodio ogni giorno dal lunedì al venerdì intorno alle ore 11.


    Trump e dintorni

    L’amministrazione Trump inizia gli arresti per immigrazione a Chicago, un articolo scritto a sei mani da Devlin Barrett, Giulia Bosman e Hamed Aleaziz per il NYT che racconta ciò che è avvenuto a Chicago: l’inizio degli sforzi della nuova amministrazione USA per arrestare gli immigrati che si trovano illegalmente su suolo statunitense, dell’ “AMERICA”. A proposito di questo ultimo concetto, vi lascio QUI il collegamento a questo post di Adrian Fartade, divulgatore nell’ambito dell’esplorazione spaziale.


    A proposito di Trump. È ormai noto l’interesse del presidente americano nel rimanere nella storia per essere colui che ha espanso ulteriormente i confini degli Stati Uniti, in particolare il suo interesse per la Groenlandia. Vi propongo quindi I leader europei complottano per impedire a Trump di conquistare la Groenlandia, un articolo di Politico che parla di come la premier danese stia girando per le principali cancellerie europee per assicurarsi il loro supporto. Il ministro degli esteri francese dice che “se la Danimarca chiederà aiuto, la Francia ci sarà”.


    Bill Gates: Trump, Musk e come la mia neurodiversità mi ha reso tale, un’intervista a Bill Gates, uscita su The Times Magazine, in cui il fondatore dice, tra le altre cose, che sia “folle” che Elon Musk possa destabilizzare la politica di altri paesi, con esplicito riferimento ad endorsement come quello fatto in favore di AfD in Germania. L’intervista è stata ripresa dalle principali testate. Potete leggere gratuitamente degli stralci sul sito di Business Insider.


    Continua a far parlare il nuovo modello AI dell’azienda cinese DeepSeek: deepseek-R1, che sembra essere migliore di o1 di OpenAI ma ad un prezzo enormemente migliore. In particolare il costo di addestramento è costato – a detta dell’azienda – soli 5 mln di dollari (in confronto a centinaia di milioni che stanno spendendo le altre aziende nel settore). Ora la discussione è uscita dalla sola cerchia degli appassionati sui social ed è arrivata sui quotidiani nazionali. Nella giornata di lunedì NVIDIA è scesa del 18%. Qui accanto propongo due cotenuti a riguardo e QUI un post che parla dell’assenza dell’Europa in tutto questo.


    Per i cittadini di Gaza che tornano al Nord, l’euforia si mescola alla disperazione, un articolo di Adam Ragson sul NYT in cui parla di ciò che sta succedendo in questi giorni: il ritorno dei Gazawi nelle loro case del nord.

    Ritorno a Gaza City, dopo 15 mesi di guerra in centinaia di migliaia si incamminano verso nord, un articolo di Fabio Tonacci su Repubblica che è un racconto di ciò che sta accadendo, visto con gli occhi e le parole di chi è lì. Come immagine di copertina, il fiume di persone che cammina per tornare nelle proprie case.


    Libri di testo “digitalmente aumentati” che trattano gli insegnanti da analfabeti, un articolo scritto da Alfonso Berardinnelli per Il Foglio in cui fa una critica a ciò che sta succedendo, a parer suo, con i contenuti digitali dei libri di testo scolastici in cui “sono prescritte agli insegnanti perfino le domande che dovranno fare ai ragazzi per ‘verificare’ la loro capacità di comprensione di un testo”. L’articolo si pone una domanda ai lettori: “Ma allora gli insegnanti cosa ci stanno a fare?”.


    Lo Youtuber americano Marques Brownlee ha portato un video sul suo canale in cui testa in esclusiva il nuovo visore di Samsung, che uscirà quest’anno. Molti simile a vision Pro di Apple, ma ha qualcosa di più, e non sono dettagli. L’annuncio era stato fatto a dicembre, in collaborazione con Google e Qualcomm. Ne avevo parlato QUI.


    Ed anche oggi, se siete arrivati fino a qui, Grazie!

  • nikradar #002 — 25/01/25

    Questa è la terza pubblicazione di ‘NIK radar’, in cui ogni mercoledì e sabato propongo una serie di contenuti interessanti che possono restituirvi degli spunti interessanti. Oggi è giusto parlare tanto di ciò che succede in Israele e a Gaza

    È importante che sia chiaro che un contenuto per stare qua non deve necessariamente né trovare d’accordo me, né deve trovare d’accordo voi. L’importante è che dia degli spunti di riflessione che che ci permettano di vivere la settimana senza la certezza che domani la penseremo allo stesso modo.


    Hamas ha aumentato i propri combattenti di un numero fino a 15000 dall’inizio della guerra, mostrano i dati statunitensi, un articolo di Erin Banco su Reuters che parla di informazioni riferite da fonti del congresso informate dall’intelligence USA. Questo scoop spiega come dall’inizio del conflitto l’organizzazione terroristica ha saputo rigenerarsi, ma con perdite che potrebbero superare i nuovi “arruolati”.

    Questa è stata la prima settimana di tregua a Gaza. Il nostro radar quindi deve proporre dei contenuti che parlano di questo, ma anche di ciò che è successo negli ultimi mesi a quelle latitudini.

    Propongo anche un articolo di Aljazeera su altri tipi di prigionieri che si trovavano nelle carceri israeliane


    Microsoft modifica il patto OpenAI per consentirle l’uso di altri servizi cloud. Mercoledì abbiamo parlato del mega progetto annunciato da Sam Altman e Donald Trump, per investitre 500 mld in infrastrutture per far funzionare i costosissimi sistemi AI. Oggi parliamo di come ad OpenAI sia ora concesso di usare servizi cloud di altre compagnie.

    Meta pianifica una spesa massiccia per l’IA“, un articolo che parla dei 65 mld che sta investendo il buon Zuck per finanziare l’AI con più utenti nel mondo.


    Questa settimana il presidente argentino Javier Milei ha parlato a Davos. Ha affrontato temi cruciali come il ruolo dello Stato, il fenomeno dell’ideologia “woke”, la libertà economica, e il futuro dell’Occidente, proponendosi come voce di un cambiamento epocale. Nel suo discorso, il presidente ha lanciato provocazioni e sfide a livello globale, difendendo valori tradizionali e promuovendo il ritorno a un Occidente basato sulle sue radici culturali di libertà e progresso. Buona Lettura!


    È stato rilasciato un nuovo modello AI che usa le recenti tecniche di CoT per rispondere alle richieste che gli vengono poste. L’azienda che l’ha creato è cinese e fa discutere il fatto che sia riuscito a pareggiare il modello o1 di OpenAI. Fa pensare il fatto che tende a difendere il governo di Pechino sulle questioni legate a Taiwan e quelle legate ai diritti umani. Qui di seguito un video di CNBC che ne parla. È un po’ lungo, 40 minuti, ma se seguite questi argomenti fa al caso vostro.


    Ed anche oggi, se siete arrivati fino a qui, Grazie!

  • nikradar #001 — 22/01/25

    Questa è la seconda pubblicazione di ‘NIK radar’, in cui ogni mercoledì e sabato propongo una serie di contenuti interessanti che possono restituirvi degli spunti interessanti. È importante che sia chiaro che un contenuto per stare qua non deve trovare d’accordo me, né deve necessariamente trovare d’accordo voi. L’importante è che dia degli spunti di riflessione che che ci permettano di vivere la settimana senza la certezza che domani la penseremo allo stesso modo.


    ‘Non sapevo contro chi avrei combattuto’: un soldato nordcoreano catturato dall’Ucraina parla in un nuovo filmato. La prima proposta di oggi è un articolo del Kyiv Indipendent, scritto da Kateryna Hodunova, che parla di un’intervista pubblicata sui canali social del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Il soldato, alla domanda se sapesse qualcosa della Corea del Sud ha risposto che l’unica cosa che sa è “che la Corea del Sud ha meno montagne della Corea del Nord”. Da leggere assolutamente.


    Donald Trump ha già iniziato a farsi notare, con molti decreti già firmati dal nuovo presidente USA. Potete leggere il post di Dario D’Angelo, blogger indipendente, in cui elenca alcuni di questi decreti. Uno di questi è l’uscita degli stati uniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Trovate accanto un post inerito anche a questo.


    La guerra che non vinciamo più, un articolo scritto da Victor Davis Hanson per il Mosaic Magazine, in cui racconta come gli occidentali, che vogliono andare al college e fare il dottorato, non riescono più a capire perché si fa la guerra. Il titolo originale, “What we have forgotten about war”, rende meglio l’idea. Anche questo articolo meritava di stare qui.


    Perché diverse aziende americane stanno voltando le spalle ai programmi di diversity e inclusion. Questo breve articolo pubblicato da Forbs Italia è di diversi giorni fa, ma è in ogni caso molto interessante.


    La costituente liberal-democratica, “guidata” (si fa per dire) da Luigi Marattin, annuncia il prossimo evento che li vedrà protagonisti. Esso si svolgerà l’8 marzo a Roma, e lì verranno presentati “nome, simbolo, statuto, manifesto dei valori e principali proposte programmatiche del partito dei liberal-democratici italiani”. Insomma, quando tutti restano fermi e cercano di capire, di calcolare, ciò che avviene, la direzione che stanno prendendo o soggetti dell’area (da +E ad Azione, passando per la stessa Orizzonti Liberali); le tre associazioni che abbiamo trovato in quel weekend di novembre a Milano (e su cui ho fatto un articolo, QUI) fanno un passo avanti, fissano l’obiettivo, finale ed iniziale. La scelta potrebbe essere stata fatta per fare in modo che la situazione che verrebbe a crearsi dopo un’ipotetica vittoria di Giulia Pastorella alla segreteria di Azione (che si voterà il 15 febbraio) la costringerebbe a scegliere tra l’unione dei centristi e la conservazione di Azione (tanto cara a molti azionisti, secondo cui Azione è già un partito con un’organizzazione e una contendibilità evidente). La scelta di Pastorella a quel punto sarebbe probabilmente di portare Azione verso lo scioglimento per convergere nel partito che verrà a crearsi. Chissà. Io vi lascio con l’ultima newsletter di Marattin che parla proprio di questo e a differenza di altre newsletter non fa l’elenco di tutte le interviste e interventi pubblici che ha fatto nelle die settimane precedenti.


    Un altro annuncio di Trump è stato lo “Stargate Project”, che prevede un investimento, insieme ad OpenAI, SoftBank e tanti altri protagonisti del settore high-tech, di 500 mld di dollari, per finanziare lo sviluppo e l’acquisto di hardware per l’AI e per garantire la leadership americana nel settore dell’AI. Al post di OpenAI dell’annuncio risponde Elon Musk dicendo che “non hanno soldi”, Altman risponde lodando l’imprenditore Sudafricano come “l’imprenditore più stimolante del nostro tempo”..


    Le donne anziane del Giappone scelgono il carcere. Diverse signore giapponesi, a causa delle difficoltà economiche e dell’isolamento, scelgono di andare in progione compiendo intenzionalmente piccoli reati. Il carcere di Tochigi, dice l’articolo, “fornisce un livello di cura e attenzione che molte donne anziane faticano a trovare nella società”.


    Se siete arrivati fino a qui, Grazie!

  • nikradar #000 — 19/01/25

    Questa è la prima pubblicazione di ‘NIK radar’, in cui ogni mercoledì e sabato propongo una serie di contenuti interessanti che possono restituirvi degli spunti interessanti.


    Bezos contro Musk, dove punta il duello spaziale: l’obiettivo è conquistare l’Europa, un articolo in due parti del Corriere della Sera che racconta di come SpaceX di Elon Musk e Bue Origin di Jeff Bezos, con i rispettivi Starlink e Project Kupier cercano di “conquistare” il mercato europeo. Musk sta consolidando la sua leadership nel settore della connessione satellitare, con Starlink già operativo in oltre 100 Paesi. Bezos, invece, punta su Spagna e Regno Unito per lanciare Kuiper, ma è in ritardo rispetto a Musk e prevede di avviare il servizio entro fine 2025.


    La seconda proposta di oggi è il video di una discussione tra Michele Boldrin e Alberto Forchielli (QUI potete trovare i punt salienti del suo intervento all’evento della Costituente LibDem, insieme ad un paio di domande che gli ho posto), fondatori del Movimento Drin Drin, svoltasi l’8 gennaio a Viceza e ora disponibile su YT. Hanno parlato della mancanza di rappresentanza nella politica, del futuro dell’incubatore che stanno creando, di giovani e innovaione, riforma del sistema scolastico, immigrazione e tanto altro.


    “Il piano economico di OpenAI”, il progetto dell’azienda di Sam Altman per investire su tutto l’hardware necessario per far progredire i sistemi AI (data ceter, impianti di energia nucleare, impianti di produzione dei semiconduttori) verso l’ASI e per far mantere agli Stati Uniti il ruolo di leadership nel tettore tech-innovation mondiale.


    “Guerra in Ucraina, dove si trova la realtà? — Mosca perde, Kiev vince: chi bara sulla guerra, quando la propaganda è più forte delle armi”, un aricolo di Aldo Torchiaro pubblicato dal Riformista che di come, a detta dell’autore, la visione secondo cui la Russia stia vincendo, o che in ogni caso l’Ucraina stia perdendo, è dovuta al fatto che si è “sotto amministrazione propagandistica controllata dai russi ed è geniale e vincente. Quella versione puramente cognitiva, cioè truccata e profondamente manipolata della realtà, e la realtà è che la Russia non vince, ma perde”. Un articolo che, a prescindere che sia completamente veritiero (infatti non sono in grado di stabilirlo), merita di apparire nel nostro radar.


    Un video-reaction di Alessanndro de Concini, che si occupa in modo scientifico di metodo di studio, cognizione ed efficienza mentale, condividendo i suoi consigli e le sue riflessioni sul suo canale YT e sul suo corso, sistema ADC, ad un’intervista del ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, sulla nuova riforma della scuola, e ad un articolo su alcune dichiarazioni della ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini.


    Perplexity AI, azienda che si occupa di intelligenza artificiale nell’ambito di ricerca di informazioni su web, si sta preparando per lanciare una nuova versione del suo ‘Answer Engine’. Un cambiamento importanza tale che “Alcuni OEM hanno affermato di non aver mai visto nulla di simile prima”.

    In più nelle ultime ore è uscito uno scoop di CNBC, ripreso da varie testate, secondo cui l’azienda dell’imprenditore di origini indiane abbia presentato un’offerta per fondersi con TikTok US, il cui ban, nel momento che scrivo, è già partito ufficialmete.


    Se siete interessati a conoscere come si evolveranno i sistemi AI nei prossimi mesi e anni questi due video fanno al caso vostro. Il primo (a sinistra) analizza un paper di Google che propone una memoria simil-umana per gli LLM, che funzionerebbe secondo un meccanismo di “stupore”, per cui le cose nuove che l’AI scopre le ricorda di più, mentre quando diventano la normalità impara a darci meno attenzione. Esattamente come la mente umana.

    In basso invece l’analisi fatta è di un paper di SakanaAI che propone anch’esso di aggiornare i modelli nel momento di interazione con l’utente, di fargli utilizzare diversi moduli specializzati nelle varie attività per rispondere e un nuovo metodo di fine-tuning.

    Sembra proprio che tra tutte le release di dicembre ’24 (su cui ho fatto un articolo, QUI) e quello che vedremo tra gennaio e febbraio di quest’anno, i cambiamenti e le innovazioni nel panorama AI saranno più di tutte quelle che abbiamo visto dalla presentazione di ChatGPT nell’ormai lontano novembre 2022 messe insieme.


    Se siete arrivati fino a qui, Grazie!