Oggi la diplomazia vince – una pace durevole per Gaza e il medioeiente

“Abbiamo lavorato all’unisono come un’unica squadra per arrivare a questi accordi”, dice il primo ministro qatariota.

“Tutti hanno lavorato instancabilmente per mesi”, dice Biden, enunciando i successi della sua amministrazione.

Dopo più di quindici mesi di massacri, sofferenze e attese, è successo: l’accordo tra Israele e Hamas è stato raggiunto.

I negoziati hanno sintetizzato un accordo in tre fasi:

(I) fase:

La prima fase, che inizierà il 19 gennaio, è quella del cessate il fuoco, del rilascio degli ostaggi e del ritiro graduale della IDF da aree cruciali della striscia. In più i negoziati in questa fase saranno fondamentali per la definizione di cosa succederà nelle altre due:

“Ali della Libertà” è il nome scelto per la missione per riportare a casa gli ostaggi

– Liberazione di 33 ostaggi (donne, bambini, anziani e malati).
– Rilascio di circa 1.000 prigionieri palestinesi.
– Ritiro graduale delle forze israeliane a ridosso della frontiera, in particolare dal corridoio di Netzarim e da parte di quello di Philadelphia (sempre stato uno degli elementi che faceva saltare gli accordi).
– Ritorno dei civili palestinesi nel nord di Gaza.
– Consegna di 600 camion di aiuti umanitari al giorno.

(II) e (III) fase:

La seconda fase sarà quella del ritiro totale di Israele da Gaza e del cessate il fuoco permanente. La terza fase dovrebbe essere quella dell’implementazione di uno stato palestinese internazionalmente riconosciuto e sostenuto che governi sia la Cisgiordania che la striscia.

Ovviamente l’incertezza sul raggiungimento solamente della seconda fase è tanta, troppa. Un punto dolente, il punto dolente, è il possibile disinteressamento di Israele nel fare proseguire i negoziati in seguito al rilascio dello ostaggi. Per la diplomazia Israeliana inoltre “nella situazione attuale, creare uno Stato palestinese vorrebbe dire creare uno Stato con Hamas”.

Il primo ministro qatariota, in conferenza stampa, dice che “il futuro dell’accordo dipenderà dalla volontà delle parti in gioco”. “Le mediazioni continueranno per tutta la prima fase”.

“Se i negoziati dureranno più di sei settimane in cessate il fuoco durerà per tutto il tempo dei negoziati”, dice Biden, che chiude la conferenza stampa dicendosi fiducioso.


Il momento in cui è arrivato questo accordo non è per niente casuale, a cavallo tra la fine dell’amministrazione Biden e il ritorno di Trump. Per il presidente USA è stato fondamentale chiudere la propria amministrazione con qualcosa di sensazionale, che dà al mondo una speranza per il futuro del medioriente, tanto da cancellare la sua ultima visita all’estero, xké doveva essere in Italia. Ma anche il prossimo inquilino della White House ci ha messo del suo. The Donald infatti è stato tra i primi ad annunciare la chiusura dell’accordo, che su Truth annuncia: “WE HAVE A DEAL FOR THE HOSTAGES IN THE MIDDLE EAST. THEY WILL BE RELEASED SHORTLY. THANK YOU”. Il suo avviso rivolto ad Hamas, quello in cui diceva che se gli ostaggi non fossero stati rilasciati entro il 20 gennaio avrebbe “scatenato l’inferno in medioriente”, pare abbia dato i propri frutti.


Joe Biden in conferenza stampa elenca i successi della sua amministrazione: Hamas è più debole che mai. Il Libano ha un nuovo presidente non filo-Hamas. “Dopo oltre 15 mesi di guerra, i leader di Hamas sono morti, molti dei loro guerriglieri sono morti, le loro formazioni militari sono state quasi del tutto annientate e non sanno più dove chiedere aiuto. E alla fine, si sono accordati per il rilascio degli ostaggi. Non c’era nessun altro modo per porre fine a questa guerra se non con un accordo sugli ostaggi”. “Questo accordo fa sì che il popolo di Gaza potrà finalmente riprendersi e ricostruire, potrà guardare ad un futuro senza Hamas al potere”. Infinde dice che oggi “i nostri amici sono più forti, i nostri nemici più deboli”.

Insomma, il mondo festeggia ma, come dicevo prima, l’incertezza è ancora tanta. Vediamo cosa riusciranno a fare i negoziati durante la prima fase. Vero è che cose belle come quelle che devono succedere nella nostra fase non sembrano, purtroppo, appartenere al nostro mondo.

Voglio però concludere l’articolo con una dichiarazione del prossimo presidente USA, colui che prenderà il testimone e soprattutto muoverà le leve della diplomazia mondiale nei prossimi cinque anni. Ci fa paura, è vero. E ce ne farà ancora. Ci stupirà e ci farà arrabbiare e demoralizzare, quando in preda al populismo più sfrenato. Sarà però anche un Donald molto diverso da quello degli ultimi anni, ci riserverà anche delle belle sorprese. Restiamo fiduciosi.

“Continueremo a promuovere la pace attraverso la forza in tutta la regione, mentre ci basiamo sullo slancio di questo cessate il fuoco per espandere ulteriormente gli Storici Accordi di Abramo”. Ci assicureremo*che Gaza non diventi mai più un rifugio sicuro per i terroristi”.

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